L’altro inizio della modernità. Hegel interprete di Locke

Autori

  • Roberto Morani Università di Firenze

DOI:

https://doi.org/10.4454/sl.6-1293

Parole chiave:

Hegel, Locke, Empiricism, Experience, Substance

Abstract

Il saggio esamina l’interpretazione hegeliana del pensiero di John Locke. Inizialmente è ricostruito il confronto di Hegel con l’empirismo, un dialogo che attraversa l’intera sua produzione filosofica, da Fede e sapere (1802) fino alle edizioni berlinesi dell’Enciclopedia. Nel periodo di Jena, l’empirismo è considerato come un paradigma teorico opposto alla ragione speculativa – che influenza negativamente la filosofia moderna della riflessione, così come si sviluppa in Kant, Jacobi e Fichte. A partire tuttavia dalla Fenomenologia, tale svalutazione dell’empirismo si attenua in parte, in ragione della crescente importanza assunta dal tema dell’esperienza. Solo nelle edizioni berlinesi dell’Enciclopedia Hegel riconosce pienamente il valore filosofico dell’empirismo, sottolineando come questa corrente del pensiero moderno sia riuscita a elevare il pensiero stesso alle dimensioni supreme dell’attualità (Wirklichkeit) e della libertà. Nella fase conclusiva del pensiero di Hegel, le critiche all’empirismo non scompaiono del tutto, ma assumono la forma di una critica immanente, volta a valorizzare il nucleo tematico dell’esperienza oltre il metodo intellettualistico adottato dall’empirismo. Infine, il saggio ricostruisce la lettura hegeliana del Saggio sull’intelletto umano di Locke nelle Lezioni sulla storia della filosofia, mettendo in luce sia le valutazioni positive sia le fonti di insoddisfazione. Viene inoltre esaminato il trattamento riservato da Hegel a Locke nella Fenomenologia dello spirito, mostrando come egli si appropri della critica lockiana all’idea di sostanza, integrandola come elemento fondamentale del proprio progetto filosofico.

Pubblicato

2025-11-11