La ricezione e la critica di Hegel della metafisica e dell’epistemologia di Locke
DOI:
https://doi.org/10.4454/sl.6-1296Parole chiave:
Hegel, Locke, empiricism, analysis, abstraction, empirical psychologyAbstract
Il presente articolo si propone di esaminare la posizione di Locke nella storia della filosofia hegeliana e di chiarire alcune tra le più rilevanti critiche a lui rivolte. Cercheremo di comprendere la posizione ambivalente che Locke occupa nella narrazione hegeliana, nella misura in cui egli non è considerato come un empirista in opposizione alla metafisica razionale, ma piuttosto come colui che incarna una forma di empirismo metafisico. Quando Hegel non tratta Locke come esponente di tale forma di empirismo, egli è prevalentemente critico nei confronti di Locke in quanto singolo filosofo. L’articolo intende dunque analizzare il rifiuto hegeliano della concezione lockiana della mente, delle idee e del metodo. Sebbene la lettura di Hegel non risulti sempre pienamente benevola, tali critiche consentono di comprendere perché la teoria lockiana dell’esperienza e dell’intelletto costituisca, per Hegel, un modello negativo rispetto alla propria teoria della cognizione e dell’epistemologia. Come l’empirismo in generale, per Hegel, anche Locke mostra un interesse nei confronti degli universali; tuttavia, mostreremo come le sue concezioni della mente, delle sue operazioni e dei metodi della filosofia implichino una concezione piuttosto povera della generalità, una posizione contraddittoria per un realismo empirista e, di conseguenza, priva di auto-riflessività epistemologica.
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