Il Medioevo latino ha conosciuto il tragico?
DOI:
https://doi.org/10.4454/dioniso.v13.578Parole chiave:
Middle Ages, Tragedy, Aristotle, PietyAbstract
Il Medioevo latino sembra estraneo al tragico, in linea di principio: le culture antiche avevano conosciuto e si erano strutturate intorno all'idea del dio-natura (in definitiva indifferente all'uomo), e al senso della distanza insuperabile tra finito e infinito; il Medioevo latino conosceva e tematizzava la figura del dio vicino e assiduo, incongrua al tragico. Paradossalmente, però, nel XII secolo, quando l'autocoscienza medievale sembra raggiungere il suo compimento e la piena comprensione del suo fondamento, riemerge la pratica della scrittura tragica. Non si tratta di un semplice recupero erudito dell'antica tradizione letteraria: il dio vicino compie il suo passo definitivo nella cultura medievale, quando la sua vicinanza consiste nel farsi da parte, nel diventare un dio nascosto e - infine - il dio della pietà (Vesperbild). L'assenza del dio, che si verifica ora per troppo amore, reintroduce nella cultura la possibilità del tragico.
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