Medea in Korinth (1786) e Das goldene Vliess (1821)
Medea’s myth intwo German rewritings
DOI:
https://doi.org/10.4454/dioniso.v15.1336Schlagwörter:
Medea, Euripides, Seneca, Klinger, Grillparzer, Reception StudiesAbstract
Il mito, narrazione primordiale svincolata dai concetti assoluti di spazio e tempo, presenta un carattere universale e risulta, di conseguenza, più facilmente esportabile in epoche e luoghi disparati, all’interno di codici espressivi diversi. La vicenda mitica di Medea, che nel processo di riscrittura trascende il mito originario, dimostra un costante dialogo tra le opere archetipiche di Euripide e Seneca e, al tempo stesso, un loro superamento, tramite cui vengono plasmati nuovi effetti di senso per il personaggio. Tra gli esiti più significativi di questo processo si annoverano quelli di Friedrich M. Klinger e Franz Grillparzer che reinterpretano, per il teatro, la storia di Medea ponendo il focus sull’eccezionale individualità romantica il primo e sull’isolamento etnico e politico il secondo. Il contributo si propone, quindi, di indagare la ricezione del mitologema dalla prospettiva di Medea in Korinth (1786) di Friedrich Maximilian Klinger e Das goldene Vließ (1821) di Franz Grillparzer. Entrambe costituiscono, difatti, due esempi rappresentativi di come il Medeastoff si sia trasformato nell’arco di un secolo, dimostrando la propria inesauribilità nel non sviluppare temi stantii e logori, e, al tempo stesso, di non poter prescindere del tutto dal modello. Nel corpo di questo lavoro si procederà, dunque, a un confronto tra le due opere in merito alla concezione e rielaborazione di alcune tematiche fondative all’interno di un medesimo ambito culturale di riferimento, il Deutschsprachiger Raum.
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