Giacinti e narcisi
i fiori della poesia uraniana dalla Decadence al Modernismo
DOI:
https://doi.org/10.4454/syn.v4.903Parole chiave:
Uranian Poetry, Mark André Raffalovich, T. S. Eliot, Flowers in Literature, Hyacinth, NarcissusAbstract
È stato in Love in Earnest (1970), uno dei rari studi esistenti sulla poesia uraniana, che Timothy d’Arch Smith scelse il termine ‘Uraniani’ per designare un gruppo di poeti e artisti inglesi uniti da un sentimento d’amore per i giovani del loro stesso sesso e per la poesia, in un periodo che si estende all’incirca dal 1880 al 1930. Questi poeti ricorsero a un corredo di simboli ed elementi dell’immaginario per mascherare l’oggetto alla base dei loro scritti, guardando alla Decadence di fine secolo e creando una vera e propria ‘moda’, un trend artistico che potrebbe essere definito ‘Neoclassicismo decadente’. Scopo di questo articolo è esaminare l’impiego e le funzioni dei fiori nella poesia uraniana, più specificamente di due fiori particolari spesso associati all’omoerotismo maschile del tardo Ottocento: i giacinti e i narcisi. Uno dei motivi alla base del loro utilizzo trascende l’ambito delle scelte estetiche, in quanto essi sono parte delle strategie adottate per celare – o, simultaneamente, evidenziare – il tema uraniano. Dopo aver fatto luce sulle polarità di un’aporia che poggia su luce e ombra, candore e censura, aporia che si individua con varie accezioni in ogni autore del corpus qui selezionato, prenderò in considerazione le possibili influenze uraniane sulle opere di coloro che, almeno nelle loro intenzioni esplicite, se ne sarebbero marcatamente distanziati: i poeti modernisti.
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