Agguantare la scrittura, o come si costruisce una vita
DOI:
https://doi.org/10.4454/eejrmh87Parole chiave:
Joyce, Artaud, Derrida, PsychoanalysisAbstract
Questo articolo esplora l’intreccio tra filosofia, letteratura e psicoanalisi attraverso i casi di Antonin Artaud e James Joyce, letti con le categorie di Derrida e Lacan. In Artaud la scrittura si configura come parola-escremento, che rielabora il trauma e permette la sopravvivenza trasformando la violenza divina in gesto poetico. In Joyce, al contrario, la scrittura assume la forma della parola-enigma, sostenuta dall’incontro contingente con Nora e dall’invenzione del sinthome, nodo che annoda reale, simbolico e immaginario. L’articolo mostra come la scrittura, lungi dall’essere solo rappresentazione, funzioni come pratica esistenziale di invenzione: un “colpo che batte due volte”, trauma e riscrittura, che rende vivibile l’esistenza. Attraverso il confronto tra Artaud e Joyce, e con il supporto della teoria lacaniana del nodo borromeo, si propone di pensare la scrittura come atto singolare che trasforma il godimento in lettera, fondando una funzione esistenziale che integra e al tempo stesso eccede filosofia, letteratura e psicoanalisi.
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