Agguantare la scrittura, o come si costruisce una vita

Autor/innen

  • Marco Deidda Università di Verona

DOI:

https://doi.org/10.4454/eejrmh87

Schlagwörter:

Joyce, Artaud, Derrida, Psychoanalysis

Abstract

Questo articolo esplora l’intreccio tra filosofia, letteratura e psicoanalisi attraverso i casi di Antonin Artaud e James Joyce, letti con le categorie di Derrida e Lacan. In Artaud la scrittura si configura come parola-escremento, che rielabora il trauma e permette la sopravvivenza trasformando la violenza divina in gesto poetico. In Joyce, al contrario, la scrittura assume la forma della parola-enigma, sostenuta dall’incontro contingente con Nora e dall’invenzione del sinthome, nodo che annoda reale, simbolico e immaginario. L’articolo mostra come la scrittura, lungi dall’essere solo rappresentazione, funzioni come pratica esistenziale di invenzione: un “colpo che batte due volte”, trauma e riscrittura, che rende vivibile l’esistenza. Attraverso il confronto tra Artaud e Joyce, e con il supporto della teoria lacaniana del nodo borromeo, si propone di pensare la scrittura come atto singolare che trasforma il godimento in lettera, fondando una funzione esistenziale che integra e al tempo stesso eccede filosofia, letteratura e psicoanalisi.

 

Veröffentlicht

2026-02-13

Ausgabe

Rubrik

Articles