Bologna: un centro semiotico
DOI:
https://doi.org/10.4454/mrnv1a09Parole chiave:
Umberto Eco, interpretation, semiotic field, limits, translationAbstract
Grazie alla presenza di Umberto Eco, l’Università di Bologna è stato fin dai primi anni Settanta un luogo di istituzionalizzazione, addestramento e dibattito sulla semiotica come disciplina. Nel corso degli anni, Eco ha definito un approccio semiotico altamente riconoscibile, fondato sulla categoria di interpretazione, ma allo stesso tempo non ha chiuso il suo spazio di ricerca e di insegnamento nell’ambito di una qualche ortodossia. Per questa ragione, più che una vera e propria “scuola” (come ad es. l’école de Paris ) egli ha creato un centro – di diffusione, addestramento, elaborazione – di pensiero semiotico, caratterizzato da un approccio comune, ma anche costitutivamente aperto alle differenze, inclusi i risultati della filosofia del linguaggio, del cognitivismo, dei media studies, degli studi culturali e sulla traduzione, della retorica. Questa apertura della semiotica echiana non è una mera coincidenza o un evento dovuto ai tempi: esso è implicato e condiviso col nocciolo della teoria semiotica echiana, che colloca al centro la categoria di negoziazione e traduzione, al fine di mettere in discussione i limiti del Senso.
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