Umberto Eco e la storia della semiotica

Autori

  • Remo Gramigna Università di Torino

DOI:

https://doi.org/10.4454/zs4nx654

Parole chiave:

Umberto Eco, Istituzionalizzazione semiotica , storia della semiotica, ostracismo semiotico, teorie esplicite/implicite, renvoi, eredità intellettuale

Abstract

Questo articolo esplora il ruolo cruciale di Umberto Eco nell'istituzionalizzazione della semiotica come disciplina autonoma, analizzando la sua duplice funzione di storico e promotore della materia. Attraverso l'esame di tre saggi chiave (1973, 1979, 1997), si indaga la "storia sotterranea" della semiotica come narrazione di ostracismi, marginalizzazioni e meccanismi di cancellazione, contrapposti a presenze esplicite. Eco emerge come "gatekeeper" e catalizzatore, influenzato da figure come Jakobson e Sebeok, che ha favorito l'interdisciplinarità, la diffusione di scuole straniere in Italia (es. Lotman) e l'editoria semiotica (Versus, collane Bompiani). Si delineano ipotesi metodologiche per una storia della semiotica che includa teorie esplicite/implicite, pratiche semiotiche e il concetto di segno come "renvoi" (relazione di rimando). L'analisi, nel decennale della scomparsa di Eco (2016-2026), riflette sulle prospettive future della disciplina, enfatizzando la necessità di rileggere il suo lascito per superare nodi irrisolti.

Pubblicato

2026-10-06

Fascicolo

Sezione

Miscellanea