"Principium, qui et loquor vobis" (Vangelo di Giovanni, 8, 25). Sull'indirizzo apofatico
DOI:
https://doi.org/10.4454/kqja9t51Parole chiave:
Enunciation, Apophatism, Damascius, Derrida, LevinasAbstract
Per gli antichi il nome è theurgico : nominare un dio è renderlo presente, chiamarlo rivolgendosi a lui. Ora, la linguistica mostra che l'indirizzo è costitutivo di ogni discorso, anche di quello apofatico, quello che non dice nulla, che nega la minima presenza. Ecco perché più il teologo apofatico nega, più ancora il suo destinatario, in questo caso "Dio", nel suo discorso. Anche il discorso più negativo non sopprime il discorso, ma mette a nudo l'espediente del discorso come in una preghiera. Alcuni pensatori del XX secolo (Emmanuel Lévinas e Jacques Derrida) sono stati costretti a proporre una nozione di trascendenza di tipo diverso da quella solitamente attribuita al divino per esprimerla. Ma già nel secondo secolo della nostra era, il teologo greco di Alessandria, Origene, mostra che il paradosso dell'enunciatore offre una prova vertiginosa dell'esistenza di Dio. Da questo punto di vista, più che scacciare gli dei, una certa modernità rafforza paradossalmente il potere persuasivo del vecchio paradigma teurgico.
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