Soutine à De Kooning, une mélancholie joyeuse?

Autori

  • Marc Morali

DOI:

https://doi.org/10.4454/6bp2x926

Parole chiave:

Soutine, De Kooning, melancholy, convulsion, psychoanalysis, flesh, representation, survival

Abstract

Questo articolo propone di interpretare l’incontro a distanza tra Chaïm Soutine e Willem de Kooning non come una semplice filiazione formale, ma come la trasmissione sotterranea di una pittura plasmata dalla malinconia, dalla convulsione e dall’instabilità del corpo. Partendo dallo shock provato da De Kooning di fronte ai quadri di Soutine, si tratta di mostrare che ciò che si trasmette non è uno stile, ma un modo di far vacillare il visibile. Incontrando la storia dell’arte e la psicoanalisi, l’articolo attinge a Freud, Lacan, Didi-Huberman e Deleuze per pensare la malinconia non solo come ritiro o perdita, ma come forza di dispersione e di rilancio del gesto creativo. Il concetto di «convulsivo» permette allora di cogliere una pittura in cui la figura si disfa, in cui la carne trabocca dal corpo e in cui l’immagine diventa il luogo di una tensione tra memoria, affetto e sopravvivenza. Sia in Soutine che in De Kooning, la carcassa, l’urlo muto, la bocca contorta o il tremito del volto segnalano una crisi dell’apparenza. La pittura non stabilizza più il mondo, ne registra le scosse, trasformando la perdita malinconica in potenza di invenzione.

Pubblicato

2026-10-19

Fascicolo

Sezione

Articles