Il potere della parola vs. la parola come potere con Lacan
DOI:
https://doi.org/10.4454/z53vyh35Parole chiave:
Lacan, Power, Speech, Symptom, WordAbstract
Nella sua “Conferenza di Ginevra sul sintomo” del 1975, Lacan ci ricorda che "il potere non poggia mai interamente sulla forza, pura e semplice. Il potere è sempre un potere legato alla parola". Lacan è quindi chiaramente consapevole del fatto che la parola parlata detiene il potere della suggestione, dell'asservimento e della sottomissione. Oggi potremmo chiamarla influenza. Se prendiamo sul serio questa “autorità oscura” dell'“altro reale”, allora potremmo arrivare a un'interpretazione psicoanalitica del fenomeno dell'influenza. La psicoanalisi ci permette di capire come le parole abbiano avuto potere sul nostro essere. Ci permette di decifrare ciò che si è impadronito del desiderio. Ci apre gli occhi su un noto punto cieco dell'esistenza. Invece di cadere in balia dell'influenza, il potere dell'analista di agire si basa sull'interpretazione, permettendo al soggetto di sentire le parole in modo diverso. Questo apre la strada alla liberazione da coloro che hanno intossicato il soggetto e forgiato il suo destino. La psicoanalisi è quindi un mezzo per sganciarsi dal magnetismo della parola, ma questo lasciarsi andare presuppone anche un nuovo rapporto con la conoscenza. Il processo è, infatti, una trasformazione che ci permette di vedere ciò che prima era invisibile. Utilizzando Lacan e il film di Justine Triet “Anatomia di una caduta”, questo articolo esaminerà lo stato attuale della psicoanalisi come mezzo per raggiungere la liberazione da ciò che ha a lungo detenuto il potere sul soggetto.
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