La melanconia e l’occhio del mondo
DOI:
https://doi.org/10.4454/rgwnxf85Schlagwörter:
Melancholy, Allegory, Gaze, Object a, Cinema and visualityAbstract
Questo saggio indaga la malinconia come modalità fondamentale di rapportarsi al mondo, legata al problema stesso del significato, andando oltre la sua concezione come mera condizione psicologica o sintomo sociale. Attraverso la lettura di Walter Benjamin, Sigmund Freud, Jacques Lacan e Paolo Godani, la malinconia emerge come un’esperienza in cui la coerenza simbolica del mondo crolla e gli oggetti perdono la loro immediata intelligibilità. La teoria dell’allegoria di Benjamin, la descrizione freudiana dell’identificazione malinconica con l’oggetto perduto e il concetto lacaniano dello sguardo indicano tutti un indebolimento della distinzione tra soggetto e oggetto. Il saggio si conclude esaminando questa dimensione visiva della malinconia attraverso un confronto tra Tokyo Story e Andrei Rublev. Mentre il cinema di Ozu reinscrive la perdita all’interno di un processo simbolico di lutto, la telecamera vagante di Tarkovskij abita una zona di indeterminatezza in cui soggetto e oggetto, attività e passività, spettatore e mondo diventano sempre più inseparabili, come nel concetto lacaniano di sguardo.
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