ATTO. PHI/PSY – Journal of Philosophy and Psychoanalysis, 6.2
Call for Papers
ATTO
PHI/PSY – Journal of Philosophy and Psychoanalysis, 6.2
Che cos'è un atto? In che cosa si distingue da un'azione o da un gesto? Sono queste le domande che orientano il fascicolo 6.2 di PHI/PSY, dedicato a interrogare un concetto che attraversa in profondità tanto la filosofia quanto la psicoanalisi.
Per la filosofia, l’atto, come la potenza, costituisce uno dei suoi luoghi inaugurali e, forse, uno dei suoi destini ancora, in parte, impensati. Per la psicoanalisi, l'atto rappresenta il punto culminante della riflessione sul desiderio che la orienta e sull'etica che lo sostiene. In entrambe le pratiche, l’atto si sottrae tanto al campo trascendentale quanto a quello empirico, imponendosi piuttosto come un operatore etico capace di interrogare radicalmente, sovvertendole, la soggettività, la temporalità, la decisione e la trasformazione.
Nella clinica psicoanalitica, l'atto segna l'inizio e la conclusione della cura, ma scandisce anche i suoi passaggi intermedi: gli abbandoni, le fughe, le impasse e le forzature interne. Se, come ricorda Lacan, all'origine vi è il transfert, si potrebbe dire che non vi sia supposizione di sapere senza l'atto inaugurale che ne dischiude l'orizzonte. Di tale atto si può sapere solo après coup: è nei suoi dintorni che qualcosa dell'oggetto che orienta eticamente la cura può rivelare la sua “anomala positività”.
Anche il processo di soggettivazione si articola attraverso atti che introducono discontinuità necessarie, scandendone la temporalità immanente e mettendo in luce l'indecidibilità del punto da cui ogni trasformazione prende avvio. In questa prospettiva, la riflessione sull'incontro permette di coglierne insieme la necessità e la contingenza evenemenziale, disarticolando la temporalità dell’anticipazione ma anche quella retroattiva della verità.
La struttura dell'atto eccede tuttavia il solo ambito clinico e il processo di soggettivazione, aprendo un dialogo con l'estetica, la politica, la criminologia e, più in generale, con tutte le pratiche in cui l’evento trasforma irreversibilmente un ordine di esperienza. Emergono così l'enigma dell'atto creativo, il problema del passaggio all'atto, di cui il crimine offre non solo il fenomeno ma anche una dimensione trascendentale rispetto ai processi di umanizzazione, così come la questione dell'atto politico, sempre atteso e tuttavia spesso destinato a comparire col suo volto drammaticamente inatteso.
Il numero 6.2 di “PHI/PSY” invita a riflettere sulle molteplici forme dell'atto, sui modi in cui esso si manifesta nelle pratiche teoriche, cliniche, artistiche, politiche e sociali, sospendendo consuetudini e abiti consolidati e riattivandone, al contempo, la virtualità immanente.
Saranno particolarmente apprezzati i contributi capaci di mettere in dialogo filosofia e psicoanalisi, teoria e clinica, nella prospettiva di mantenere aperto lo spazio di ricerca inedito che si dischiude tra questi ambiti.
Deadline per le proposte (abstract): 31 agosto 2026
Notifica di accettazione: 30 settembre 2026
Consegna contributo: 31 ottobre 2026
Pubblicazione: dicembre 2026